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Fibrolisi

un problema comune

Ciao a tutti, oggi parliamo di Fibrolisi Diacutanea e lo facciamo in relazione ad una problematica che affligge soprattutto gli atleti di Motocross e cioè il dolore agli avambracci dovuto a sindrome da compressione compartimentale (CECFS). Nella attenta analisi di tutti i fattori scatenanti e di una nuova (in Italia) metodologia in grado di abbattere i problemi di Arm Pump (oltre chiaramente ad un corretto percorso di allenamento), mi accompagnerà il dott. Luca Bergadano, fisioterapista e osteopata.

La Fibrolisi mira alla normalizzazione dei tessuti molli che, per cause molteplici, presentano aderenze di origine diversa: CICATRIZIALE, BIOMECCANICA, METABOLICA. Durante il processo di guarigione, tali aderenze possono andare incontro a fibrosi o formazioni nodulari. Fibrosi e noduli possono essere considerati come delle vere e proprie cicatrici che creano attriti, frizioni, anomali scorrimenti tissutali in genere, laddove invece è necessaria un'ottima mobilità. Questa condizione può condurre non soltanto a dolore, ma anche ad alterazione della coordinazione intramuscolare e/o intermuscolare con possibili conseguenze sull'allineamento articolare. L'obiettivo di questa tecnica è la valutazione e il trattamento delle aderenze al fine accelerare il processo di riassorbimento di tali formazioni, modificando i vettori muscolari e ristabilendo l'equilibrio articolare. Quanto appena detto si svolge in 3 fasi: palpazione digitale, palpazione strumentale e infine la fibrolisi. L'efficacia è dovuta all'utilizzo di particolari strumenti a forma di gancio, i FIBROLISORI, che permettono al terapista di agire molto in profondità ed in modo incisivo, ma senza lesionare i tessuti del paziente.

Non ultimo il terapista dovrà riconoscere se esistono le indicazioni al trattamento con Fibrolisi Diacutanea, escludendo tutte le possibili red flags (condizione cutanea, circolazione, infiammazione acuta, età, ecc...).


Personalmente utilizzo questa tecnica maggiormente con gli atleti poiché, essendo piuttosto aggressiva, sono gli unici sufficientemente motivati per sottoporvisi. Ho già sperimentato dei successi con i motocrossisti proprio nell'ambito della CECFS laddove la problematica non fosse unicamente di indicazione chirurgica.


Voglio condividere con voi non soltanto la mia esperienza, ma anche le parole del Dr. Dale Macdonald, chiropratico statunitense esperto del settore, cui mi rivolsi tempo fa, che ha allargato la mia visione riguardo l'approccio terapeutico al dolore degli avambracci:
Hi Dr. Bergadano;
Thank you for your email. We have the majority of our success in treating arm pump by using relatively aggressive myofascial release techniques such as Active Release and / or Graston. We have our athletes follow a strict eccentric loading strength program as well. More advanced therapies that we incorporate include hyperbaric oxygen therapy to help perfuse the forearm with more oxygen and on occasion acupuncture (in a needle fenestration technique targeted toward the musculotendinous junction and tenoperiosteal junction of the forearm muscles.
I hope this helps!
Best,
Dr. Dale Macdonald


Diversamente dal Dr Macdonald io non utilizzo il Graston bensì la Fibrolisi, ma approfondendo i presupposti di queste terapie si evince che la differenza non sta nel fine ma nel mezzo. Sono diversi gli strumenti utilizzati ma l'obiettivo terapeutico è il medesimo, ridare libertà e mobilità alla fascia. Perchè esistono più tecniche e con nomi diversi se l'intento è il medesimo? Per motivi puramente commerciali. Vi basti pensare a tutti i diversi corsi di taping (i “cerottini colorati”) che sono sorti negli ultimi anni. La mia scelta è nata dall'opportunità di frequentare qui in Italia il primo corso ufficiale di Fibrolisi Diacutanea secondo il Metodo Kurt Ekman, “diretto discendente” del Massaggio Trasverso Profondo, introdotto da James Cyriax.


Cerchiamo ora di capire che cos'è questa CECFS. La CECFS o semplicemente CECS è una sindrome compartimentale che colpisce un distretto preciso del corpo ripetutamente sottoposto a sforzo e fatica. Uno studio (1) con risonanza magnetica su 3 gruppi diversi tra cui motocrossisti sintomatici/asintomatici e non motocrossisti, ha evidenziato cambiamenti di segnale a seguito di uno stimolo stressante, specialmente sul comparto flessorio dell'avambraccio (in overuse per freni e frizione). Il fatto che siano stati registrati cambiamenti anche sui non motocrossisti fa intuire l'importanza della prevenzione quale atteggiamento preferenziale da adottare.


Comunque chiariamo che trattandosi di una sindrome non è una malattia, bensì una condizione morbosa dovuta ad un complesso di sintomi.

I muscoli dell'avambraccio sono avvolti da tessuto connettivo (fascia) in un continuum mio-fasciale tridimensionale che avvolge i diversi strati della muscolatura, passando dal piano più esterno fino alla profondità e fondendosi con il periostio (fascia che avvolge le ossa). Oltre ad inguainare i muscoli, queste fasce connettivali (epimisio, perimisio ed endomisio) danno ospitalità ai fasci vascolo-nervosi: circolo artero-venoso, circolo linfatico e nervo periferico. Inoltre fungono da piano di scorrimento tessutale tra i vari gruppi di muscoli (superficiali e profondi) garantendo loro una certa libertà di movimento. Le fasce connettivali hanno quindi un ruolo fondamentale nella biomeccanica fisiologia dell'avambraccio. Di conseguenza hanno ugualmente importanza in una fase parafisiologica e successivamente patologica.


L'intervento conservativo attraverso la Fibrolisi Diacutanea mira alla normalizzazione delle guaine fasciali che sono le strutture maggiormente insultate dai traumatismi ripetuti, dovuti a:
  • vibrazione del manubrio
  • impatti ad alta energia
  • over-use dei flessori (freni e frizione)
  • presa troppo salda dell'atleta.

Questi stressor si traducono in un ipertono muscolare ed in un'ipertrofia di adattamento. Le fasce non hanno un adattamento così rapido. La frequenza degli allenamenti e delle gare, con la ripetitività cronica di questi stimoli, possono generare una condizione di abbassamento di soglia ed irritabilità dei fusi neuro-muscolari (regolatori del tono muscolare) che a loro volta possono mantenere ed alimentare questa condizione, anche in assenza di sollecitazioni. Si presenta una situazione in cui c'è un aumento di volume in uno spazio limitato e ciò provoca una compressione ed una congestione del tessuto fasciale e dei fasci vascolo-nervosi in esso contenuti. Inoltre compressione e congestione inducono un cambiamento metabolico della fascia con tendenza alla fibrosi, perdità di elasticità e della funzione di scorrimento dei diversi piani muscolari oltre che a ulteriore strozzamento del fascio vascolo-nervoso.


È vero che l'avambraccio fa parte di un corpo che deve funzionare nel suo insieme come un tutt'uno e che quindi è sempre cosa buona e giusta trattare il sistema arto superiore, colonna cervico-dorsale, stretto toracico superiore, ecc..... ci ho sbattuto tante volte la testa e poi ne sono venuto fuori grazie alla Fibrolisi.


Vi parlo da laureato in Fisioterapia nonché studente di Osteopatia al quinto anno e vi assicuro che il mio primo intento solitamente è olistico, ma quando si tratta di dolore agli avambracci nel motocrossista impugno i fibrolisori e faccio un bel lavoro di scollamento.


Questo articolo è rivolto quindi a tutti coloro che soffrano di questa sindrome e che abbiano già sperimentato l'inefficacia dei classici approcci, non certo per demerito professionale dei Terapisti che li hanno presi in carico, non intendo fare cattiva pubblicità a nessuno sia chiaro. Anzi il mio desiderio è che possa servire da spunto anche per quei colleghi che lavorano sul campo e che sono alla ricerca di uno strumento efficace per affrontare a 360 gradi una problematica così ostica.


Ciao a tutti.
Dott. Luca Bergadano
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Ciao a tutti, oggi parliamo di Fibrolisi Diacutanea e lo facciamo in relazione ad una problematica che affligge soprattutto gli atleti di Motocross e cioè il dolore agli avambracci dovuto a sindrome da compressione compartimentale (CECFS). Nella attenta analisi di tutti i fattori scatenanti e di una nuova (in Italia) metodologia in grado di abbattere i problemi di Arm Pump (oltre chiaramente ad un corretto percorso di allenamento), mi accompagnerà il dott. Luca Bergadano, fisioterapista e osteopata.

La Fibrolisi mira alla normalizzazione dei tessuti molli che, per cause molteplici, presentano aderenze di origine diversa: CICATRIZIALE, BIOMECCANICA, METABOLICA. Durante il processo di guarigione, tali aderenze possono andare incontro a fibrosi o formazioni nodulari. Fibrosi e noduli possono essere considerati come delle vere e proprie cicatrici che creano attriti, frizioni, anomali scorrimenti tissutali in genere, laddove invece è necessaria un'ottima mobilità. Questa condizione può condurre non soltanto a dolore, ma anche ad alterazione della coordinazione intramuscolare e/o intermuscolare con possibili conseguenze sull'allineamento articolare. L'obiettivo di questa tecnica è la valutazione e il trattamento delle aderenze al fine accelerare il processo di riassorbimento di tali formazioni, modificando i vettori muscolari e ristabilendo l'equilibrio articolare. Quanto appena detto si svolge in 3 fasi: palpazione digitale, palpazione strumentale e infine la fibrolisi. L'efficacia è dovuta all'utilizzo di particolari strumenti a forma di gancio, i FIBROLISORI, che permettono al terapista di agire molto in profondità ed in modo incisivo, ma senza lesionare i tessuti del paziente.

Non ultimo il terapista dovrà riconoscere se esistono le indicazioni al trattamento con Fibrolisi Diacutanea, escludendo tutte le possibili red flags (condizione cutanea, circolazione, infiammazione acuta, età, ecc...).


Personalmente utilizzo questa tecnica maggiormente con gli atleti poiché, essendo piuttosto aggressiva, sono gli unici sufficientemente motivati per sottoporvisi. Ho già sperimentato dei successi con i motocrossisti proprio nell'ambito della CECFS laddove la problematica non fosse unicamente di indicazione chirurgica.


Voglio condividere con voi non soltanto la mia esperienza, ma anche le parole del Dr. Dale Macdonald, chiropratico statunitense esperto del settore, cui mi rivolsi tempo fa, che ha allargato la mia visione riguardo l'approccio terapeutico al dolore degli avambracci:
Hi Dr. Bergadano;
Thank you for your email. We have the majority of our success in treating arm pump by using relatively aggressive myofascial release techniques such as Active Release and / or Graston. We have our athletes follow a strict eccentric loading strength program as well. More advanced therapies that we incorporate include hyperbaric oxygen therapy to help perfuse the forearm with more oxygen and on occasion acupuncture (in a needle fenestration technique targeted toward the musculotendinous junction and tenoperiosteal junction of the forearm muscles.
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Dr. Dale Macdonald


Diversamente dal Dr Macdonald io non utilizzo il Graston bensì la Fibrolisi, ma approfondendo i presupposti di queste terapie si evince che la differenza non sta nel fine ma nel mezzo. Sono diversi gli strumenti utilizzati ma l'obiettivo terapeutico è il medesimo, ridare libertà e mobilità alla fascia. Perchè esistono più tecniche e con nomi diversi se l'intento è il medesimo? Per motivi puramente commerciali. Vi basti pensare a tutti i diversi corsi di taping (i “cerottini colorati”) che sono sorti negli ultimi anni. La mia scelta è nata dall'opportunità di frequentare qui in Italia il primo corso ufficiale di Fibrolisi Diacutanea secondo il Metodo Kurt Ekman, “diretto discendente” del Massaggio Trasverso Profondo, introdotto da James Cyriax.


Cerchiamo ora di capire che cos'è questa CECFS. La CECFS o semplicemente CECS è una sindrome compartimentale che colpisce un distretto preciso del corpo ripetutamente sottoposto a sforzo e fatica. Uno studio (1) con risonanza magnetica su 3 gruppi diversi tra cui motocrossisti sintomatici/asintomatici e non motocrossisti, ha evidenziato cambiamenti di segnale a seguito di uno stimolo stressante, specialmente sul comparto flessorio dell'avambraccio (in overuse per freni e frizione). Il fatto che siano stati registrati cambiamenti anche sui non motocrossisti fa intuire l'importanza della prevenzione quale atteggiamento preferenziale da adottare.


Comunque chiariamo che trattandosi di una sindrome non è una malattia, bensì una condizione morbosa dovuta ad un complesso di sintomi.

I muscoli dell'avambraccio sono avvolti da tessuto connettivo (fascia) in un continuum mio-fasciale tridimensionale che avvolge i diversi strati della muscolatura, passando dal piano più esterno fino alla profondità e fondendosi con il periostio (fascia che avvolge le ossa). Oltre ad inguainare i muscoli, queste fasce connettivali (epimisio, perimisio ed endomisio) danno ospitalità ai fasci vascolo-nervosi: circolo artero-venoso, circolo linfatico e nervo periferico. Inoltre fungono da piano di scorrimento tessutale tra i vari gruppi di muscoli (superficiali e profondi) garantendo loro una certa libertà di movimento. Le fasce connettivali hanno quindi un ruolo fondamentale nella biomeccanica fisiologia dell'avambraccio. Di conseguenza hanno ugualmente importanza in una fase parafisiologica e successivamente patologica.


L'intervento conservativo attraverso la Fibrolisi Diacutanea mira alla normalizzazione delle guaine fasciali che sono le strutture maggiormente insultate dai traumatismi ripetuti, dovuti a:
  • vibrazione del manubrio
  • impatti ad alta energia
  • over-use dei flessori (freni e frizione)
  • presa troppo salda dell'atleta.

Questi stressor si traducono in un ipertono muscolare ed in un'ipertrofia di adattamento. Le fasce non hanno un adattamento così rapido. La frequenza degli allenamenti e delle gare, con la ripetitività cronica di questi stimoli, possono generare una condizione di abbassamento di soglia ed irritabilità dei fusi neuro-muscolari (regolatori del tono muscolare) che a loro volta possono mantenere ed alimentare questa condizione, anche in assenza di sollecitazioni. Si presenta una situazione in cui c'è un aumento di volume in uno spazio limitato e ciò provoca una compressione ed una congestione del tessuto fasciale e dei fasci vascolo-nervosi in esso contenuti. Inoltre compressione e congestione inducono un cambiamento metabolico della fascia con tendenza alla fibrosi, perdità di elasticità e della funzione di scorrimento dei diversi piani muscolari oltre che a ulteriore strozzamento del fascio vascolo-nervoso.


È vero che l'avambraccio fa parte di un corpo che deve funzionare nel suo insieme come un tutt'uno e che quindi è sempre cosa buona e giusta trattare il sistema arto superiore, colonna cervico-dorsale, stretto toracico superiore, ecc..... ci ho sbattuto tante volte la testa e poi ne sono venuto fuori grazie alla Fibrolisi.


Vi parlo da laureato in Fisioterapia nonché studente di Osteopatia al quinto anno e vi assicuro che il mio primo intento solitamente è olistico, ma quando si tratta di dolore agli avambracci nel motocrossista impugno i fibrolisori e faccio un bel lavoro di scollamento.


Questo articolo è rivolto quindi a tutti coloro che soffrano di questa sindrome e che abbiano già sperimentato l'inefficacia dei classici approcci, non certo per demerito professionale dei Terapisti che li hanno presi in carico, non intendo fare cattiva pubblicità a nessuno sia chiaro. Anzi il mio desiderio è che possa servire da spunto anche per quei colleghi che lavorano sul campo e che sono alla ricerca di uno strumento efficace per affrontare a 360 gradi una problematica così ostica.


Ciao a tutti.
Dott. Luca Bergadano
Federico Frulloni
(08/02/2016)
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