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L'ELETTROSTIMOLAZIONE

Serve davvero? Se si, quando?

Questo articolo speciale esce a sorpresa per la grandissima curiosità suscitata da un mio intervento a riguardo in un articolo di un paio di mesi fa. Fece tanto scalpore che allora chiesi al mio collaboratore Luca Bergadano, fisioterapista, di buttar giù un articolo in cui si facesse chiarezza su questo argomento, tanto nel settore preparazione atletica quanto in ambito riabilitativo.


Ecco qui che con una lucida analisi e portando degli estratti degli ultimi studi in merito, vi aiuta a farvi fare la giusta scelta.


Può dare dei risultati? Con che apparecchio è meglio lavorare? Come utilizzarlo? Non è meglio allenarsi alla fine?







La parola al valido collaboratore fisioterapista Luca Bergadano, che ringrazio per il lavoro svolto e le lunghe traduzioni dall'inglese, che come me si fa ogni giorno, per aggiornarsi sugli ultimi studi in merito.


Buongiorno a tutti.


Fin da tempi remoti l'uomo è stato attratto dall'elettroterapia. A quanto pare, infatti, dobbiamo andare molto indietro per ritrovare i primi segni dell'utilizzo delle correnti elettriche a scopo terapeutico, poichè già  gli Egizi, e poi dopo anche i Greci e i Romani, si avvalevano di 'sofisticatissime apparecchiature elettromedicali' tra cui pesci gatto, anguille elettriche e torpedini.


Ovviamente avevano l'ardire di alleviare al massimo un mal di testa, ma in quell'epoca i media fecero una campagna pubblicitaria così martellante da far registrare il boom degli allevamenti ittici, un vero business da milioni di monete d'oro.


Devono passare molti secoli, fino al XVIII d.C. precisamente, prima che la scienza dia il suo vero contributo con gli studi della contrazione muscolare animale (Galvani) e la scoperta della presenza di una corrente elettrica che stabilisce la contrazione muscolare (Volta), la realizzazione dei primi elettrodi per la stimolazione transcutanea e l'applicazione su regioni muscolari specifiche (Duchenne de Boulogne) ed infine le correnti faradiche (Faraday).


In età  moderna forse i primi ad utilizzare le correnti furono gli atleti dell'ex blocco sovietico, che negli anni '60 si sottoponevano ad una specie di elettrotortura paragonabile quasi a prendere la scossa infilando le dita nella presa.
Oggi fortunatamente disponiamo di tecnologie ultramoderne, apparecchi che stanno in un palmo di mano, design strabilianti, colori accattivanti...ma sempre di corrente elettrica si tratta.


Quindi dove sta la differenza? Tutte le correnti sono uguali? Tutte le apparecchiature sono uguali? E' indifferente la posizione degli elettrodi? Le risposte sono rispettivamente : continuate a leggere, no, no e ancora no!


L'elettrostimolazione è un approccio esterno non invasivo (nella maggior parte dei casi), che sfrutta l'eccitabilità  delle cellule nervose e muscolari inducendo queste ultime alla contrazione. Badate bene che eccitare un muscolo in prossimità  del punto motorio (approssimativamente il punto in cui il motoneurone incontra la fibra muscolare, UM) significa eccitare la terminazione nervosa che a sua volta trasmetterà  l'impulso al muscolo con tutta quella cascata di eventi biochimici che caratterizza una contrazione muscolare naturale. Il muscolo è un come soldato semplice, se arriva un ordine lo esegue senza fare domande perchè è l'ultimo della catena e non si gira indietro a controllare da chi sia partito l'ordine.


L'efficacia dell'ordine (corrente elettrica) dipende quindi dalla capacità  di eccitare le fibre nervose come abbiamo visto sopra. Affinchè ci sia efficacia bisognerà  rispettare la legge di Lapique. Egli definì i due parametri fondamentali dell'eccitazione di un tessuto, che prendono il nome di reobase e cronassia (di cui abbiamo un grafico).













Reobase: indica l'intensità  di corrente minima in grado di eccitare un tessuto.
Cronassia: indica il tempo che occorre ad una intensità  di corrente per raggiungere il valore doppio della reobase.
Dal grafico si evince che per valori superiori alla reobase occorrono intensità  di corrente inversamente proporzionali alla durata dello stimolo - non ci avete capito niente eh?! Ve lo rispiego se volete!








Parafrasando: ad un'alta intensità  (I) corrispondono valori di tempo (T) bassi e viceversa ad una bassa intensità  corrispondono valori di tempo alti. Va da sè che il rapporto ideale di stimolazione dipende dal valore di cronassia dei tessuti. I valori di cronassia del vostro elettrostimolatore devono quindi essere adattati o adattabili a seconda dei distretti corporei sui quali si vuole lavorare, per evitare il fenomeno dell'accomodamento.


L'accomodamento è quel fenomeno naturale per cui l'organismo tende ad assuefarsi allo stimolo ripetuto elevando di volta in volta la soglia minima di eccitazione (reobase). E' importante inoltre dosare i giusti parametri intensità/tempo per evitare di somministrare al muscolo uno stimolo inadeguato e scongiurare inutili fastidi e sofferenze tissutali. I valori che vedete indicati nella tabella qui sotto sono da considerarsi puramente esemplificativi non perchè non siano validi, ma perchè dal materiale che ho esaminato non ho trovato una perfetta univocità.











Siccome non basta conoscere soltanto la cronassia dei tessuti target, per stimolare a dovere un muscolo bisogna anche sapere:


- qual'èla sua composizione in termini di 'popolazione' di fibre rosse/bianche/intermedie;
- qual'è la frequenza adatta per indirizzare la corrente verso talune fibre escludendo (per semplificare il concetto) le altre;
- qual'è il risultato che intendiamo raggiungere utilizzando l'elettrostimolazione (al pari di quando vi allenate).


Per la prossima tabella vale lo stesso discorso fatto per la precedente, quindi non prendetela come oro colato, ma giusto per avere l'idea immediata di quanto detto sopra in merito alle frequenze.













A seconda della zona da trattare (distretto corporeo più o meno voluminoso) e della profondità  da raggiungere (presenza del pannicolo adiposo), bisognerà  anche regolare l'intensità  della corrente. L'intensità  di una corrente elettrica è definita semplicemente come la quantità  di elettroni che passano per una certa sezione di conduttore (ad es. il muscolo) in un dato periodo di tempo. In breve, più ampio sarà  il campo elettrico (profondità) più saranno i motoneuroni raggiunti dallo stimolo e maggiore sarà il coinvolgimento delle fibre muscolari (contrazione massiccia). In assenza di una tabella vi rimando al libretto di istruzioni del vostro elettrostimolatore.


Altra considerazione importante, anzi direi FONDAMENTALE, è la posizione degli elettrodi. Prego chiunque di attenersi alle figure esplicative presenti sul libretto (di cui abbiamo una diapositiva sotto) delle istruzioni del proprio apparecchio. Non inventate geometrie fantasiose e improbabili, non cercate i punti motori dei vostri muscoli ispirandovi alla rabdomanzia. Tenete presente inoltre che per condurre meglio la corrente bisogna abbassare le resistenze perciò consiglio di usare un gel conduttore e e di fare una ceretta (in caso di pelo importante).















Ora dedichiamo proprio solo due parole allo strumento. Voglio essere estremamente chiaro per evitare che il sig. Pino, affetto dalla sindrome dello sportivo della domenica, possa fregarsi le mani al solo pensiero di riesumare dalla polvere il suo apparecchio autografato da 'Mr Olympia 1978'. Quello ormai va bene come soprammobile vintage. Non importa la marca, il colore, il design, la bellezza della signorina i cui glutei (già  perfetti di natura) rimbalzano sotto effetto della corrente durante la pubblicità.


E' importante che l'elettrostimolatore sia in grado di erogare una corrente la cui onda sia di FORMA QUADRA, BIFASICA, SIMMETRICA, COMPENSATA. Non c'è altro da aggiungere. Cercate nel libretto del vostro apparecchio. Oggi ormai quasi tutti gli elettrostimolatori in commercio erogano questo tipo di corrente, basta fare un giro sui siti delle aziende più conosciute e cercare tra le caratteristiche del prodotto. Lo dico a coloro che potrebbero cadere nella tentazione di riciclare un strumento obsoleto, sicuramente low cost ma scarsamente efficace. Direi che questa immagine, un po' estrema ma simpatica, rende bene l'idea.









Bene, dopo questo breve percorso formativo passiamo all'argomento più scottante, la questione che spacca in due l'opinione degli addetti ai lavori.


Funziona davvero oppure è inutile?


Per rispondere a questa domanda ho accuratamente evitato di ispirarmi a quelle riviste diciamo 'da uomo', quelle che si trovano in edicola per capirci. Ho anche preferito non appoggiarmi al parere degli esperti (o presunti tali) che riportano la loro esperienza sul campo. Non dico che l'esperienza non sia importante ragazzi, ma non basta per poter fare da spartiacque in un argomento così controverso.


Ho perciò approfondito la ricerca fino ad arrivare alla letteratura scientifica in merito, ovvero studi validati, molto recenti, pubblicati su riviste scientifiche. Tradurrò dall'inglese semplificando per non addentrarmi troppo ma senza stravolgere il significato della fonte.


Uno studio pubblicato nel 2012 (1) sugli effetti dell'elettrostimolazione applicata contemporaneamente all'allenamento su bici, su due gruppi di ciclisti (uno con elettrostimolatore e l'altro senza), ha evidenziato che:


'la maggiore scoperta di questo studio consiste nei grandi cambiamenti metabolici (lattato, rapporti di scambio respiratorio, Pco2) nel gruppo che si è allenato con elettrostimolatore comparato al gruppo di controllo. Siccome i cambiamenti metabolici sono importanti per l'induzione di cascate di segnali e adattamenti cellulari, questi risultati conducono all'ipotesi che l'elettrostimolazione applicata durante gli allenamenti di ciclismo possa rappresentare un stimolo migliorativo sul metabolismo dell'apparato muscoloscheletrico e sui relativi adattamenti'


Una revisione scientifica pubblicata nel 2012 (2) sugli effetti dei diversi metodi di elettrostimolazione muscolare (locale, corpo completo, combinata all'allenamento) su due gruppi di controllo (persone allenate e atleti d'elite), nei parametri di forza rilevanti durante performances sportive di alto livello (forza massimale, forza veloce, potenza, jump e sprint), ha condotto alle seguenti conclusioni:


'queste analisi hanno rivelato che l'elettrostimolazione è efficace per lo sviluppo della performance fisica. Dopo un periodo di stimolazione di 3-6 settimane sono stati mostrati guadagni significativi in forza massimale, forza veloce e potenza. Lo sviluppo di questi parametri ha incrementato il salto verticale e lo scatto sia nel gruppo 'persone allenate' sia nel gruppo 'atleti d'elite''


Uno studio pubblicato nel 2008 (3) sugli effetti dell'utilizzo combinato (che non significa in contemporanea) di elettrostimolazione e contrazione muscolare volontaria, ha evidenziato che:


'L'utilizzo combinato di entrambi i metodi ha indotto importanti adattamenti muscolari rispetto alla sola contrazione volontaria sia nello sport sia nella riabilitazione. L'efficacia sarebbe dovuta al fatto che la combinazione di elettrostimolazione e contrazione volontaria, può favorire una sorta di effetto cumulativo. Tuttavia l'elettrostimolazione non può migliorare la coordinazione motoria tra muscoli agonisti ed antagonisti e ciò non facilita l'apprendimento della coordinazione specifica nei movimenti complessi;'


In buona sostanza, la ricerca ci dice che le correnti somministrate in una certa quantità, per un determinato periodo di tempo, applicate su determinati gruppi muscolari (con un certo criterio), possono aumentare il livello di forza dei soggetti posti in studio in determinate prestazioni. La prossima immagine si commenta da sola...












FERMI DOVE SIETE !!! Nessuno si attacchi alla corrente prima di aver tratto le dovute conclusioni. Anche tu laggiù in fondo. Come hai detto che ti chiami? Pino? Il tuo nome non mi è nuovo...
Fino qui si è parlato un gran bene dell'elettrostimolazione che quasi si potrebbe pensare sia 'tornata di moda'. In realtà  la faccenda è un po' più complessa di così. Le pubblicazioni scientifiche che ho inserito sono valide ma, per quanto le conclusioni di questi studi guardino positivamente all'uso delle correnti, suggerisco una riflessione.


In qualità  di Fisioterapista riconosco la validità  dell'elettrostimolazione in esiti di patologie ortopediche e/o neurologiche, per coadiuvare la riabilitazione pre e post-operatoria (laddove si voglia mantenere il tono muscolare pur avendo una limitazione al movimento/carico), nel recupero da un infortunio. Quando la scelta è tra l'amiotrofia e il mantenimento di un livello di tono e trofismo muscolare, seppur minimo.
Questo articolo, invece, è anche rivolto a persone sane, sportive e che intendono esclusivamente migliorare un gesto atletico. I dati sull'aumento della forza e sulle variazioni del metabolismo cellulare (del muscolo stimolato) non possono bastare. Scopriamo perchè.


1) Ogni movimento umano è caratterizzato dalla modulazione degli interventi muscolari dei muscoli agonisti e antagonisti. I protocolli di stimolazione elettrica sono basati sulla stimolazione dei soli muscoli agonisti. In questo modo, non sono solo i muscoli agonisti a lavorare in maniera non specifica, ma è l'intero sistema agonista-antagonista che non viene propriamente stimolato. Le strutture propriocettive deputate alla modulazione degli interventi muscolari tra agonisti e antagonisti (in prevalenza fusi neuromuscolari e organi tendinei del Golgi) non vengono quindi stimolate in maniera adeguata e specifica. L'assenza di queste stimolazioni a carico delle strutture propriocettive potrebbe sicuramente facilitare l'insorgenza di infortuni (stiramenti e strappi) - (Carmelo Bosco, 2002).
Oserei aggiungere che oltre alla modulazione intermuscolare, manca la modulazione intramuscolare.


2) L'allenamento implica anche il movimento articolare con conseguente coinvolgimento dei recettori propriocettivi presenti nelle capsule e nei legamenti. Queste 'sentinelle' hanno l'importante funzione di inviare costantemente informazioni al sistema nervoso sullo stato dell'articolazione. Il fine è quello di controllare la corretta esecuzione del gesto e modificare la strategia di movimento nel caso in cui fenomeni esterni (terreno non omogeneo, contatto con un avversario, ecc...) ne attentino la qualità, attraverso circuiti a feedback negativo.


3) L'elettrostimolatore induce una contrazione muscolare non specifica. Ogni movimento fisiologico è preceduto da una fase di allungamento muscolare seguito da un accorciamento repentino. Lo sport è movimento, non divano e 'tremolio muscolare'. Per fare un esempio, un buon metodo per prepararsi ad una gara in bicicletta è passare del tempo con il sedere su una bici.


4) L'allenamento produce risultati se riesce a stimolare un cambio nel quadro ormonale del soggetto (cascata ormonale). Ma ciò passa solo attraverso il movimento e la fatica. Della serie NO PAIN NO GAIN.


5) L'allenamento coinvolge gli apparati cardiovascolare e polmonare, con conseguente adattamento all'attività  degli stessi.


6) Il setting casalingo non potrebbe comunque soddisfare i criteri adeguati a stimolare la muscolatura coinvolta in un gesto tecnico in una sola seduta di elettrostimolazione.


Ecco fatto! Ora vi ho tramesso i concetti e le riflessioni fondamentali per poter fare una scelta ponderata e responsabile riguardo questo argomento. Alla luce di queste conclusioni mi sento di poter consigliare a chiunque, sano e forte, di allenarsi con criterio, metodo e costanza. Sta a voi scegliere anche se dal mio punto di vista la strada è soltanto una: ......LA FATICA!!









E ricordatevi che alla fine, nonostante tutta la tecnologia, Ivan Drago non fa una bella figura.









Bene, abbiamo finito. Spero che questo piccolo viaggio sia riuscito a risolvere il vostro 'dubbio amletico'.
Rimango a vostra disposizione per eventuali chiarimenti. Inoltre non esitate a contattarmi anche per consulenze di carattere fisioterapico. Avrò piacere di rispondere a tutti voi compatibilmente con gli impegni professionali.


Luca Bergadano



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Questo articolo speciale esce a sorpresa per la grandissima curiosità suscitata da un mio intervento a riguardo in un articolo di un paio di mesi fa. Fece tanto scalpore che allora chiesi al mio collaboratore Luca Bergadano, fisioterapista, di buttar giù un articolo in cui si facesse chiarezza su questo argomento, tanto nel settore preparazione atletica quanto in ambito riabilitativo.


Ecco qui che con una lucida analisi e portando degli estratti degli ultimi studi in merito, vi aiuta a farvi fare la giusta scelta.


Può dare dei risultati? Con che apparecchio è meglio lavorare? Come utilizzarlo? Non è meglio allenarsi alla fine?







La parola al valido collaboratore fisioterapista Luca Bergadano, che ringrazio per il lavoro svolto e le lunghe traduzioni dall'inglese, che come me si fa ogni giorno, per aggiornarsi sugli ultimi studi in merito.


Buongiorno a tutti.


Fin da tempi remoti l'uomo è stato attratto dall'elettroterapia. A quanto pare, infatti, dobbiamo andare molto indietro per ritrovare i primi segni dell'utilizzo delle correnti elettriche a scopo terapeutico, poichè già  gli Egizi, e poi dopo anche i Greci e i Romani, si avvalevano di 'sofisticatissime apparecchiature elettromedicali' tra cui pesci gatto, anguille elettriche e torpedini.


Ovviamente avevano l'ardire di alleviare al massimo un mal di testa, ma in quell'epoca i media fecero una campagna pubblicitaria così martellante da far registrare il boom degli allevamenti ittici, un vero business da milioni di monete d'oro.


Devono passare molti secoli, fino al XVIII d.C. precisamente, prima che la scienza dia il suo vero contributo con gli studi della contrazione muscolare animale (Galvani) e la scoperta della presenza di una corrente elettrica che stabilisce la contrazione muscolare (Volta), la realizzazione dei primi elettrodi per la stimolazione transcutanea e l'applicazione su regioni muscolari specifiche (Duchenne de Boulogne) ed infine le correnti faradiche (Faraday).


In età  moderna forse i primi ad utilizzare le correnti furono gli atleti dell'ex blocco sovietico, che negli anni '60 si sottoponevano ad una specie di elettrotortura paragonabile quasi a prendere la scossa infilando le dita nella presa.
Oggi fortunatamente disponiamo di tecnologie ultramoderne, apparecchi che stanno in un palmo di mano, design strabilianti, colori accattivanti...ma sempre di corrente elettrica si tratta.


Quindi dove sta la differenza? Tutte le correnti sono uguali? Tutte le apparecchiature sono uguali? E' indifferente la posizione degli elettrodi? Le risposte sono rispettivamente : continuate a leggere, no, no e ancora no!


L'elettrostimolazione è un approccio esterno non invasivo (nella maggior parte dei casi), che sfrutta l'eccitabilità  delle cellule nervose e muscolari inducendo queste ultime alla contrazione. Badate bene che eccitare un muscolo in prossimità  del punto motorio (approssimativamente il punto in cui il motoneurone incontra la fibra muscolare, UM) significa eccitare la terminazione nervosa che a sua volta trasmetterà  l'impulso al muscolo con tutta quella cascata di eventi biochimici che caratterizza una contrazione muscolare naturale. Il muscolo è un come soldato semplice, se arriva un ordine lo esegue senza fare domande perchè è l'ultimo della catena e non si gira indietro a controllare da chi sia partito l'ordine.


L'efficacia dell'ordine (corrente elettrica) dipende quindi dalla capacità  di eccitare le fibre nervose come abbiamo visto sopra. Affinchè ci sia efficacia bisognerà  rispettare la legge di Lapique. Egli definì i due parametri fondamentali dell'eccitazione di un tessuto, che prendono il nome di reobase e cronassia (di cui abbiamo un grafico).













Reobase: indica l'intensità  di corrente minima in grado di eccitare un tessuto.
Cronassia: indica il tempo che occorre ad una intensità  di corrente per raggiungere il valore doppio della reobase.
Dal grafico si evince che per valori superiori alla reobase occorrono intensità  di corrente inversamente proporzionali alla durata dello stimolo - non ci avete capito niente eh?! Ve lo rispiego se volete!








Parafrasando: ad un'alta intensità  (I) corrispondono valori di tempo (T) bassi e viceversa ad una bassa intensità  corrispondono valori di tempo alti. Va da sè che il rapporto ideale di stimolazione dipende dal valore di cronassia dei tessuti. I valori di cronassia del vostro elettrostimolatore devono quindi essere adattati o adattabili a seconda dei distretti corporei sui quali si vuole lavorare, per evitare il fenomeno dell'accomodamento.


L'accomodamento è quel fenomeno naturale per cui l'organismo tende ad assuefarsi allo stimolo ripetuto elevando di volta in volta la soglia minima di eccitazione (reobase). E' importante inoltre dosare i giusti parametri intensità/tempo per evitare di somministrare al muscolo uno stimolo inadeguato e scongiurare inutili fastidi e sofferenze tissutali. I valori che vedete indicati nella tabella qui sotto sono da considerarsi puramente esemplificativi non perchè non siano validi, ma perchè dal materiale che ho esaminato non ho trovato una perfetta univocità.











Siccome non basta conoscere soltanto la cronassia dei tessuti target, per stimolare a dovere un muscolo bisogna anche sapere:


- qual'èla sua composizione in termini di 'popolazione' di fibre rosse/bianche/intermedie;
- qual'è la frequenza adatta per indirizzare la corrente verso talune fibre escludendo (per semplificare il concetto) le altre;
- qual'è il risultato che intendiamo raggiungere utilizzando l'elettrostimolazione (al pari di quando vi allenate).


Per la prossima tabella vale lo stesso discorso fatto per la precedente, quindi non prendetela come oro colato, ma giusto per avere l'idea immediata di quanto detto sopra in merito alle frequenze.













A seconda della zona da trattare (distretto corporeo più o meno voluminoso) e della profondità  da raggiungere (presenza del pannicolo adiposo), bisognerà  anche regolare l'intensità  della corrente. L'intensità  di una corrente elettrica è definita semplicemente come la quantità  di elettroni che passano per una certa sezione di conduttore (ad es. il muscolo) in un dato periodo di tempo. In breve, più ampio sarà  il campo elettrico (profondità) più saranno i motoneuroni raggiunti dallo stimolo e maggiore sarà il coinvolgimento delle fibre muscolari (contrazione massiccia). In assenza di una tabella vi rimando al libretto di istruzioni del vostro elettrostimolatore.


Altra considerazione importante, anzi direi FONDAMENTALE, è la posizione degli elettrodi. Prego chiunque di attenersi alle figure esplicative presenti sul libretto (di cui abbiamo una diapositiva sotto) delle istruzioni del proprio apparecchio. Non inventate geometrie fantasiose e improbabili, non cercate i punti motori dei vostri muscoli ispirandovi alla rabdomanzia. Tenete presente inoltre che per condurre meglio la corrente bisogna abbassare le resistenze perciò consiglio di usare un gel conduttore e e di fare una ceretta (in caso di pelo importante).















Ora dedichiamo proprio solo due parole allo strumento. Voglio essere estremamente chiaro per evitare che il sig. Pino, affetto dalla sindrome dello sportivo della domenica, possa fregarsi le mani al solo pensiero di riesumare dalla polvere il suo apparecchio autografato da 'Mr Olympia 1978'. Quello ormai va bene come soprammobile vintage. Non importa la marca, il colore, il design, la bellezza della signorina i cui glutei (già  perfetti di natura) rimbalzano sotto effetto della corrente durante la pubblicità.


E' importante che l'elettrostimolatore sia in grado di erogare una corrente la cui onda sia di FORMA QUADRA, BIFASICA, SIMMETRICA, COMPENSATA. Non c'è altro da aggiungere. Cercate nel libretto del vostro apparecchio. Oggi ormai quasi tutti gli elettrostimolatori in commercio erogano questo tipo di corrente, basta fare un giro sui siti delle aziende più conosciute e cercare tra le caratteristiche del prodotto. Lo dico a coloro che potrebbero cadere nella tentazione di riciclare un strumento obsoleto, sicuramente low cost ma scarsamente efficace. Direi che questa immagine, un po' estrema ma simpatica, rende bene l'idea.









Bene, dopo questo breve percorso formativo passiamo all'argomento più scottante, la questione che spacca in due l'opinione degli addetti ai lavori.


Funziona davvero oppure è inutile?


Per rispondere a questa domanda ho accuratamente evitato di ispirarmi a quelle riviste diciamo 'da uomo', quelle che si trovano in edicola per capirci. Ho anche preferito non appoggiarmi al parere degli esperti (o presunti tali) che riportano la loro esperienza sul campo. Non dico che l'esperienza non sia importante ragazzi, ma non basta per poter fare da spartiacque in un argomento così controverso.


Ho perciò approfondito la ricerca fino ad arrivare alla letteratura scientifica in merito, ovvero studi validati, molto recenti, pubblicati su riviste scientifiche. Tradurrò dall'inglese semplificando per non addentrarmi troppo ma senza stravolgere il significato della fonte.


Uno studio pubblicato nel 2012 (1) sugli effetti dell'elettrostimolazione applicata contemporaneamente all'allenamento su bici, su due gruppi di ciclisti (uno con elettrostimolatore e l'altro senza), ha evidenziato che:


'la maggiore scoperta di questo studio consiste nei grandi cambiamenti metabolici (lattato, rapporti di scambio respiratorio, Pco2) nel gruppo che si è allenato con elettrostimolatore comparato al gruppo di controllo. Siccome i cambiamenti metabolici sono importanti per l'induzione di cascate di segnali e adattamenti cellulari, questi risultati conducono all'ipotesi che l'elettrostimolazione applicata durante gli allenamenti di ciclismo possa rappresentare un stimolo migliorativo sul metabolismo dell'apparato muscoloscheletrico e sui relativi adattamenti'


Una revisione scientifica pubblicata nel 2012 (2) sugli effetti dei diversi metodi di elettrostimolazione muscolare (locale, corpo completo, combinata all'allenamento) su due gruppi di controllo (persone allenate e atleti d'elite), nei parametri di forza rilevanti durante performances sportive di alto livello (forza massimale, forza veloce, potenza, jump e sprint), ha condotto alle seguenti conclusioni:


'queste analisi hanno rivelato che l'elettrostimolazione è efficace per lo sviluppo della performance fisica. Dopo un periodo di stimolazione di 3-6 settimane sono stati mostrati guadagni significativi in forza massimale, forza veloce e potenza. Lo sviluppo di questi parametri ha incrementato il salto verticale e lo scatto sia nel gruppo 'persone allenate' sia nel gruppo 'atleti d'elite''


Uno studio pubblicato nel 2008 (3) sugli effetti dell'utilizzo combinato (che non significa in contemporanea) di elettrostimolazione e contrazione muscolare volontaria, ha evidenziato che:


'L'utilizzo combinato di entrambi i metodi ha indotto importanti adattamenti muscolari rispetto alla sola contrazione volontaria sia nello sport sia nella riabilitazione. L'efficacia sarebbe dovuta al fatto che la combinazione di elettrostimolazione e contrazione volontaria, può favorire una sorta di effetto cumulativo. Tuttavia l'elettrostimolazione non può migliorare la coordinazione motoria tra muscoli agonisti ed antagonisti e ciò non facilita l'apprendimento della coordinazione specifica nei movimenti complessi;'


In buona sostanza, la ricerca ci dice che le correnti somministrate in una certa quantità, per un determinato periodo di tempo, applicate su determinati gruppi muscolari (con un certo criterio), possono aumentare il livello di forza dei soggetti posti in studio in determinate prestazioni. La prossima immagine si commenta da sola...












FERMI DOVE SIETE !!! Nessuno si attacchi alla corrente prima di aver tratto le dovute conclusioni. Anche tu laggiù in fondo. Come hai detto che ti chiami? Pino? Il tuo nome non mi è nuovo...
Fino qui si è parlato un gran bene dell'elettrostimolazione che quasi si potrebbe pensare sia 'tornata di moda'. In realtà  la faccenda è un po' più complessa di così. Le pubblicazioni scientifiche che ho inserito sono valide ma, per quanto le conclusioni di questi studi guardino positivamente all'uso delle correnti, suggerisco una riflessione.


In qualità  di Fisioterapista riconosco la validità  dell'elettrostimolazione in esiti di patologie ortopediche e/o neurologiche, per coadiuvare la riabilitazione pre e post-operatoria (laddove si voglia mantenere il tono muscolare pur avendo una limitazione al movimento/carico), nel recupero da un infortunio. Quando la scelta è tra l'amiotrofia e il mantenimento di un livello di tono e trofismo muscolare, seppur minimo.
Questo articolo, invece, è anche rivolto a persone sane, sportive e che intendono esclusivamente migliorare un gesto atletico. I dati sull'aumento della forza e sulle variazioni del metabolismo cellulare (del muscolo stimolato) non possono bastare. Scopriamo perchè.


1) Ogni movimento umano è caratterizzato dalla modulazione degli interventi muscolari dei muscoli agonisti e antagonisti. I protocolli di stimolazione elettrica sono basati sulla stimolazione dei soli muscoli agonisti. In questo modo, non sono solo i muscoli agonisti a lavorare in maniera non specifica, ma è l'intero sistema agonista-antagonista che non viene propriamente stimolato. Le strutture propriocettive deputate alla modulazione degli interventi muscolari tra agonisti e antagonisti (in prevalenza fusi neuromuscolari e organi tendinei del Golgi) non vengono quindi stimolate in maniera adeguata e specifica. L'assenza di queste stimolazioni a carico delle strutture propriocettive potrebbe sicuramente facilitare l'insorgenza di infortuni (stiramenti e strappi) - (Carmelo Bosco, 2002).
Oserei aggiungere che oltre alla modulazione intermuscolare, manca la modulazione intramuscolare.


2) L'allenamento implica anche il movimento articolare con conseguente coinvolgimento dei recettori propriocettivi presenti nelle capsule e nei legamenti. Queste 'sentinelle' hanno l'importante funzione di inviare costantemente informazioni al sistema nervoso sullo stato dell'articolazione. Il fine è quello di controllare la corretta esecuzione del gesto e modificare la strategia di movimento nel caso in cui fenomeni esterni (terreno non omogeneo, contatto con un avversario, ecc...) ne attentino la qualità, attraverso circuiti a feedback negativo.


3) L'elettrostimolatore induce una contrazione muscolare non specifica. Ogni movimento fisiologico è preceduto da una fase di allungamento muscolare seguito da un accorciamento repentino. Lo sport è movimento, non divano e 'tremolio muscolare'. Per fare un esempio, un buon metodo per prepararsi ad una gara in bicicletta è passare del tempo con il sedere su una bici.


4) L'allenamento produce risultati se riesce a stimolare un cambio nel quadro ormonale del soggetto (cascata ormonale). Ma ciò passa solo attraverso il movimento e la fatica. Della serie NO PAIN NO GAIN.


5) L'allenamento coinvolge gli apparati cardiovascolare e polmonare, con conseguente adattamento all'attività  degli stessi.


6) Il setting casalingo non potrebbe comunque soddisfare i criteri adeguati a stimolare la muscolatura coinvolta in un gesto tecnico in una sola seduta di elettrostimolazione.


Ecco fatto! Ora vi ho tramesso i concetti e le riflessioni fondamentali per poter fare una scelta ponderata e responsabile riguardo questo argomento. Alla luce di queste conclusioni mi sento di poter consigliare a chiunque, sano e forte, di allenarsi con criterio, metodo e costanza. Sta a voi scegliere anche se dal mio punto di vista la strada è soltanto una: ......LA FATICA!!









E ricordatevi che alla fine, nonostante tutta la tecnologia, Ivan Drago non fa una bella figura.









Bene, abbiamo finito. Spero che questo piccolo viaggio sia riuscito a risolvere il vostro 'dubbio amletico'.
Rimango a vostra disposizione per eventuali chiarimenti. Inoltre non esitate a contattarmi anche per consulenze di carattere fisioterapico. Avrò piacere di rispondere a tutti voi compatibilmente con gli impegni professionali.


Luca Bergadano



Federico Frulloni
(19/08/2016)
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