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IN EQUILIBRIO SUL SURF

Allenare l'equilibrio è possibile!

Una delle capacità fondamentali nella pratica del surf è l'equilibrio. Durante l'apprendimento sono frequenti commenti del tipo 'Hai un buon equilibrio, puoi imparare in fretta!' ma se non ve l'hanno mai detto, vi do una buona notizia: allenare e migliorare il proprio equilibrio è possibile.. fino in tarda età!











Cos'è l'equilibrio? 
Per definizione l'equilibrio è la capacità coordinativa che consente di mantenere il corpo in una data posizione, che sia esso immobile (equilibrio statico) o in movimento (equilibrio dinamico). Il sistema nervoso riceve stimoli di vario genere, e la nostra capacità di interpretrarli e di rispondere adeguatamente al disequilibrio con efficienti correzioni dell'apparato locomotorio rappresenta effettivamente quanto equilibrio abbiamo. Disfunzioni a parte, non esiste una giustificazione 'genetica' rispetto alla qualità di equilibrio che manifestiamo. Esso è il risultato dell'esperienza che ciascuno di noi ha accumulato durante la vita, il cosiddetto bagaglio motorio, insieme al grado di allenamento specifico cui il nostro organismo è sottoposto. Per un facile esempio basta pensare ad un agonista del pattinaggio, un impiegato che da adolescente ha praticato del pattinaggio ed un impiegato che in tutta la vita non ha mai praticato sport. Alla semplice richiesta di mantenere l'equilibrio su di un solo piede state pur certi che se l'agonista non avrà alcun problema ad eseguire il compito alla perfezione, l'impiegato con un passato sportivo necessiterà di poco tempo per ricalibrare la posizione mentre l'ultimo soggetto difficilmente riuscirà ad mantenere correttamente un equilibrio così semplice.















Come funziona l'equilibrio?
Gli stimoli, o afferenze sensitive, che il nostro sistema nervoso centrale riceve ed elabora, si possono classificare in vestibolari, propriocettivi, visivi ed uditivi.
A) AFFERENZE VESTIBOLARI: provengono ovviamente dall'apparato vestibolare che è situato in profondità nell'osso temporale, dietro l'orecchio interno. Senza scendere troppo nei particolari è predisposto per rispondere al meglio ad accellerazioni rapide e di breve durata. Per intenderci sono gli stimoli e le conseguenti reazioni che ci salvano da ostacoli imprevisti in cui inciampiamo o in generale da drastiche situazioni di disequilibrio. Comporta violente reazioni dell'apparato locomotorio: quando stiamo per cadere sbracciamo e ci dimeniamo per recuperare il possibile ed evitare l'impatto! Ma in un contesto di continuo disequilibrio consapevole, come nel surf e in molti altri sport, bisogna cercare di inibire il più possibile le reazioni vestibolari perchè com'è logico non concorrerebbero vantaggiosamente ad una corretta esecuzione della tecnica.. Se per cercare l'equilibrio appena eseguito il take off ricorressimo a gesti grezzi, veloci e scoordinati, otterremmo il più delle volte un bel tuffo in acqua! 
B) AFFERENZE PROPRIOCETTIVE (MUSCOLO TENDINEE E ARTICOLARI): sono stimoli che provengono dai propriocettori, che sono recettori di vario genere (meccancettori, fusi neuromuscolari, recettori di Golgi,..) e che informano sulla reciproca posizione dei segmenti corporei, oltre ad attivare il tono muscolare tramite contrazioni da riflesso. In altre parole segnalano, istante per istante, quali sono i movimenti che l’organismo stesso sta compiendo. Sono informazioni necessarie ad un surfista perchè mentre inconsciamente il sistema nervoso elabora quanto riceve dal sistema propriocettivo, noi diventiamo consapevoli della nostra posizione ed applichiamo delle strategie razionali per raggiungere il nostro obiettivo. In pratica se terminato un take-off ci accorgiamo di essere leggermente sbilanciati in avanti è grazie ai numerosi recettori presenti nel piede e con queste accurate informazioni possiamo applicare con la giusta precisione le dovute correzioni per poter tornare con il peso ben centrato sulla tavola.
C) AFFERENZE VISIVE ED UDITIVE: sono i segnali che provengono dagli apparati visivo ed uditivo e permettono un controllo della posizione e della distanza del corpo nell'ambiente in cui si sta muovendo. Grazie a questi stimoli possiamo valutare la velocità e la precisione del movimento. Vista ed udito funzionano come veri e propri radar, non appena 'agganciato' un impulso visivo od uditivo, possiamo trarne informazioni utili per affinare ulteriormente le reazioni motorie nella ricerca dell'equilibrio. Un suono prima più forte e poi più debole o un punto di riferimento lontano che si avvicina, induce a inconsce correzioni che supportano l'esecuzione della tecnica in equilibrio precario. Purtroppo nel surf non esistono 'punti fissi' per la vista o per l'udito (l'onda è in continuo movimento così come i suoni prodotti dall'acqua) e questo complica ulteriormente l'apprendimento.. ma la pratica e l'esperienza, con il tempo, ci verranno in soccorso!
 
Come allenare l'equilibrio?
Se, come abbiamo appena visto, nella pratica di tutti gli sport di equilibrio dobbiamo cercare di 'soffocare' il più possibile gli istinti vestibolari mentre l'interpretazione dei segnali provenienti da vista ed udito è estremamente legata all'esperienza in acqua, allora non rimane che dedicarsi all'equilibrio propriocettivo.  
Innanzitutto è bene differenziare il metodo per due macrocategorie di atleti: 1)i soggetti che vogliono incrementare la propria abilità tecnica e che praticano costantemente surf; 2)i soggetti che invece cercano il mantenimento del proprio livello surfistico raggiunto perchè costretti a stare per lunghi periodi lontani dall'acqua.
In tutto questo manca un discorso specifico per chi ha subito infortuni ed è in fase di recupero ma solo questo meriterebbe un intero articolo a parte!











1) Per tutti i fortunati che vivono su coste sferzate da costanti mareggiate, e che quindi possono surfare con una buona continuità (almeno una volta alla settimana) il concetto chiave per migliorare ed acquisire tecniche avanzate è ampliare il già citato 'bagaglio motorio'. Più il nostro corpo è capace a 'risolvere enigmi di instabilità' di vario genere più sarà pronto ad imparare nuove abilità correggendo istintivamente la gestione del carico sull'amata tavola da surf.. E' inutile sfoggiare la propria bravura sulla tavoletta basculante, sul BOSU o su di una Fitball! Non appena ci rendiamo conto di aver consolidato l'esercizio su di un attrezzo propriocettivo è ora di passare al successivo e se abbiamo esaurito la lista di esercizi è tempo di cambiare tipo di destabilizzazione! Quello che conta non è simulare il gesto o l'instabilità del surf, perchè si ricevono stimoli qualitativamente molto migliori ogni qual volta si svolge una session in acqua. Bisogna invece cercare di mettere costantemente in crisi il nostro equilibrio, attraverso stimoli vari e complessi che non necessariamente si avvicinano al surf. Può essere un buon esempio camminare su di una slack line o stare in piedi su di una Fitball ma anche imparare a fare una verticale!!! Il nostro obiettivo è insomma di elevare la nostra 'intelligenza motoria', sorprendendo costantemente il nostro corpo e mettendo a dura prova il nostro equilibrio con stimoli di ogni tipo.. date pure spazio alla fantasia e divertitevi!  











2) Diverso è invece il discorso per chi non ha la fortuna di avere sempre onde a disposizione (tipico del surfista italiano). Stando tanto tempo lontano dall'acqua si dimentica facilmente cosa vuol dire tenere l'equilibrio sopra ad una tavola da surf. In questo caso è bene munirsi di qualche attrezzo surf-specifico che vi ricordi, almeno in parte, questo tipo di instabilità, anche durante l'esecuzione delle tecniche di base. L'esempio classico è l'indoboard o le tavole basculanti di varia forma e dimensione, dove provare il take-off, l'hang-five, ecc.. ma anche waveboard o semplici long-skate. Tra l'altro stimolare il vostro equilibrio su di un attrezzo in movimento è ancora più indicato per mantenere vive le sensazioni di surf. Nulla servirà quanto un bel surf trip a Bali ma è il compromesso migliore che possiamo ottenere.. Appena tornati da una bella session di surf cercate di mantenere viva la percezione di quanto acquisito, simulando e consolidando il gesto appena appreso. Anche in questo caso un po' di inventiva potrà aiutarvi! 


Quanto e quando allenare l'equilibrio?
Non sono necessari volumi enormi nell'allenamento propriocettivo, piuttosto è bene valorizzare la qualità del movimento negli esercizi che si vogliono affrontare. Tempi troppo prolungati nell'esecuzione potrebbero essere controprucenti ma troppo ristretti potrebbero non consentire un adeguato adattamento del sistema nervoso. Proporzionalmente alla forza impiegata durante lo svolgimento del compito si possono prolungare gli esercizi da un minimo di 1 ad un massimo di 3 minuti, oltre ai quali lo 'stress' al sistema nervoso risulterebbe eccessivo. E' bene associare tempi di recupero parziali o incompleti (45'/2min) per un numero limite di 3/4 serie, dopodichè è meglio cambiare disequilibrio. Il tutto per un totale di 30/40 min durante i quali potrete prevedere circa 4/6 esercizi. E' possibile svolgere un allenamento propriocettivo al termine di una seduta di forza o cardiovascolare ma anche isolato dagli altri allenamenti, in un momento libero della giornata. E' quindi facile poter organizzare anche 3 sessioni propriocettive durante la vostra settimana di training. Il vantaggio di allenarsi a riposo è che permetterà esecuzioni più complesse mentre apprendere nuovi equilibri in stato di parziale affaticamento migliorerà la gestione dell'equilibrio non appena avrete recuperato.











Ora avete in mano tutti gli strumenti per strutturare un buon allenamento per l'equilibrio ma non dimenticate: a parte i pro che possono stare in acqua quanto vogliono, riuscire a surfare il più possibile è sempre la soluzione migliore!!! Train to surf!!!


Fabrizio Orsello
Surf e Winter Sport Trainer FFTraining
www.fftraining.it
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Una delle capacità fondamentali nella pratica del surf è l'equilibrio. Durante l'apprendimento sono frequenti commenti del tipo 'Hai un buon equilibrio, puoi imparare in fretta!' ma se non ve l'hanno mai detto, vi do una buona notizia: allenare e migliorare il proprio equilibrio è possibile.. fino in tarda età!











Cos'è l'equilibrio? 
Per definizione l'equilibrio è la capacità coordinativa che consente di mantenere il corpo in una data posizione, che sia esso immobile (equilibrio statico) o in movimento (equilibrio dinamico). Il sistema nervoso riceve stimoli di vario genere, e la nostra capacità di interpretrarli e di rispondere adeguatamente al disequilibrio con efficienti correzioni dell'apparato locomotorio rappresenta effettivamente quanto equilibrio abbiamo. Disfunzioni a parte, non esiste una giustificazione 'genetica' rispetto alla qualità di equilibrio che manifestiamo. Esso è il risultato dell'esperienza che ciascuno di noi ha accumulato durante la vita, il cosiddetto bagaglio motorio, insieme al grado di allenamento specifico cui il nostro organismo è sottoposto. Per un facile esempio basta pensare ad un agonista del pattinaggio, un impiegato che da adolescente ha praticato del pattinaggio ed un impiegato che in tutta la vita non ha mai praticato sport. Alla semplice richiesta di mantenere l'equilibrio su di un solo piede state pur certi che se l'agonista non avrà alcun problema ad eseguire il compito alla perfezione, l'impiegato con un passato sportivo necessiterà di poco tempo per ricalibrare la posizione mentre l'ultimo soggetto difficilmente riuscirà ad mantenere correttamente un equilibrio così semplice.















Come funziona l'equilibrio?
Gli stimoli, o afferenze sensitive, che il nostro sistema nervoso centrale riceve ed elabora, si possono classificare in vestibolari, propriocettivi, visivi ed uditivi.
A) AFFERENZE VESTIBOLARI: provengono ovviamente dall'apparato vestibolare che è situato in profondità nell'osso temporale, dietro l'orecchio interno. Senza scendere troppo nei particolari è predisposto per rispondere al meglio ad accellerazioni rapide e di breve durata. Per intenderci sono gli stimoli e le conseguenti reazioni che ci salvano da ostacoli imprevisti in cui inciampiamo o in generale da drastiche situazioni di disequilibrio. Comporta violente reazioni dell'apparato locomotorio: quando stiamo per cadere sbracciamo e ci dimeniamo per recuperare il possibile ed evitare l'impatto! Ma in un contesto di continuo disequilibrio consapevole, come nel surf e in molti altri sport, bisogna cercare di inibire il più possibile le reazioni vestibolari perchè com'è logico non concorrerebbero vantaggiosamente ad una corretta esecuzione della tecnica.. Se per cercare l'equilibrio appena eseguito il take off ricorressimo a gesti grezzi, veloci e scoordinati, otterremmo il più delle volte un bel tuffo in acqua! 
B) AFFERENZE PROPRIOCETTIVE (MUSCOLO TENDINEE E ARTICOLARI): sono stimoli che provengono dai propriocettori, che sono recettori di vario genere (meccancettori, fusi neuromuscolari, recettori di Golgi,..) e che informano sulla reciproca posizione dei segmenti corporei, oltre ad attivare il tono muscolare tramite contrazioni da riflesso. In altre parole segnalano, istante per istante, quali sono i movimenti che l’organismo stesso sta compiendo. Sono informazioni necessarie ad un surfista perchè mentre inconsciamente il sistema nervoso elabora quanto riceve dal sistema propriocettivo, noi diventiamo consapevoli della nostra posizione ed applichiamo delle strategie razionali per raggiungere il nostro obiettivo. In pratica se terminato un take-off ci accorgiamo di essere leggermente sbilanciati in avanti è grazie ai numerosi recettori presenti nel piede e con queste accurate informazioni possiamo applicare con la giusta precisione le dovute correzioni per poter tornare con il peso ben centrato sulla tavola.
C) AFFERENZE VISIVE ED UDITIVE: sono i segnali che provengono dagli apparati visivo ed uditivo e permettono un controllo della posizione e della distanza del corpo nell'ambiente in cui si sta muovendo. Grazie a questi stimoli possiamo valutare la velocità e la precisione del movimento. Vista ed udito funzionano come veri e propri radar, non appena 'agganciato' un impulso visivo od uditivo, possiamo trarne informazioni utili per affinare ulteriormente le reazioni motorie nella ricerca dell'equilibrio. Un suono prima più forte e poi più debole o un punto di riferimento lontano che si avvicina, induce a inconsce correzioni che supportano l'esecuzione della tecnica in equilibrio precario. Purtroppo nel surf non esistono 'punti fissi' per la vista o per l'udito (l'onda è in continuo movimento così come i suoni prodotti dall'acqua) e questo complica ulteriormente l'apprendimento.. ma la pratica e l'esperienza, con il tempo, ci verranno in soccorso!
 
Come allenare l'equilibrio?
Se, come abbiamo appena visto, nella pratica di tutti gli sport di equilibrio dobbiamo cercare di 'soffocare' il più possibile gli istinti vestibolari mentre l'interpretazione dei segnali provenienti da vista ed udito è estremamente legata all'esperienza in acqua, allora non rimane che dedicarsi all'equilibrio propriocettivo.  
Innanzitutto è bene differenziare il metodo per due macrocategorie di atleti: 1)i soggetti che vogliono incrementare la propria abilità tecnica e che praticano costantemente surf; 2)i soggetti che invece cercano il mantenimento del proprio livello surfistico raggiunto perchè costretti a stare per lunghi periodi lontani dall'acqua.
In tutto questo manca un discorso specifico per chi ha subito infortuni ed è in fase di recupero ma solo questo meriterebbe un intero articolo a parte!











1) Per tutti i fortunati che vivono su coste sferzate da costanti mareggiate, e che quindi possono surfare con una buona continuità (almeno una volta alla settimana) il concetto chiave per migliorare ed acquisire tecniche avanzate è ampliare il già citato 'bagaglio motorio'. Più il nostro corpo è capace a 'risolvere enigmi di instabilità' di vario genere più sarà pronto ad imparare nuove abilità correggendo istintivamente la gestione del carico sull'amata tavola da surf.. E' inutile sfoggiare la propria bravura sulla tavoletta basculante, sul BOSU o su di una Fitball! Non appena ci rendiamo conto di aver consolidato l'esercizio su di un attrezzo propriocettivo è ora di passare al successivo e se abbiamo esaurito la lista di esercizi è tempo di cambiare tipo di destabilizzazione! Quello che conta non è simulare il gesto o l'instabilità del surf, perchè si ricevono stimoli qualitativamente molto migliori ogni qual volta si svolge una session in acqua. Bisogna invece cercare di mettere costantemente in crisi il nostro equilibrio, attraverso stimoli vari e complessi che non necessariamente si avvicinano al surf. Può essere un buon esempio camminare su di una slack line o stare in piedi su di una Fitball ma anche imparare a fare una verticale!!! Il nostro obiettivo è insomma di elevare la nostra 'intelligenza motoria', sorprendendo costantemente il nostro corpo e mettendo a dura prova il nostro equilibrio con stimoli di ogni tipo.. date pure spazio alla fantasia e divertitevi!  











2) Diverso è invece il discorso per chi non ha la fortuna di avere sempre onde a disposizione (tipico del surfista italiano). Stando tanto tempo lontano dall'acqua si dimentica facilmente cosa vuol dire tenere l'equilibrio sopra ad una tavola da surf. In questo caso è bene munirsi di qualche attrezzo surf-specifico che vi ricordi, almeno in parte, questo tipo di instabilità, anche durante l'esecuzione delle tecniche di base. L'esempio classico è l'indoboard o le tavole basculanti di varia forma e dimensione, dove provare il take-off, l'hang-five, ecc.. ma anche waveboard o semplici long-skate. Tra l'altro stimolare il vostro equilibrio su di un attrezzo in movimento è ancora più indicato per mantenere vive le sensazioni di surf. Nulla servirà quanto un bel surf trip a Bali ma è il compromesso migliore che possiamo ottenere.. Appena tornati da una bella session di surf cercate di mantenere viva la percezione di quanto acquisito, simulando e consolidando il gesto appena appreso. Anche in questo caso un po' di inventiva potrà aiutarvi! 


Quanto e quando allenare l'equilibrio?
Non sono necessari volumi enormi nell'allenamento propriocettivo, piuttosto è bene valorizzare la qualità del movimento negli esercizi che si vogliono affrontare. Tempi troppo prolungati nell'esecuzione potrebbero essere controprucenti ma troppo ristretti potrebbero non consentire un adeguato adattamento del sistema nervoso. Proporzionalmente alla forza impiegata durante lo svolgimento del compito si possono prolungare gli esercizi da un minimo di 1 ad un massimo di 3 minuti, oltre ai quali lo 'stress' al sistema nervoso risulterebbe eccessivo. E' bene associare tempi di recupero parziali o incompleti (45'/2min) per un numero limite di 3/4 serie, dopodichè è meglio cambiare disequilibrio. Il tutto per un totale di 30/40 min durante i quali potrete prevedere circa 4/6 esercizi. E' possibile svolgere un allenamento propriocettivo al termine di una seduta di forza o cardiovascolare ma anche isolato dagli altri allenamenti, in un momento libero della giornata. E' quindi facile poter organizzare anche 3 sessioni propriocettive durante la vostra settimana di training. Il vantaggio di allenarsi a riposo è che permetterà esecuzioni più complesse mentre apprendere nuovi equilibri in stato di parziale affaticamento migliorerà la gestione dell'equilibrio non appena avrete recuperato.











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Fabrizio Orsello
Surf e Winter Sport Trainer FFTraining
www.fftraining.it
Fabrizio Orsello
(02/11/2016)
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