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I WEARABLE DEVICES

Scenari futuri in ambito corporate wellness e salute

I wearable devices, ovvero i dispositivi indossabili, sono sempre più diffusi, e ci danno indicazioni sempre più importanti e precise sullo stato di salute e sulla prestazioni, ci facilitano la vita permettendoci di svolgere azioni più velocemente e ci educano sempre più verso stili di vita più sani…ma le applicazioni future di queste tecnologie saranno molte di più.











Tra i wearables si annoverano le ultime tecnologie indossabili sulla orecchie, occhi (testa in genere), torso, braccia, polso, gambe e piedi, fino ad arrivare alle ultime sperimentazioni su tecnologie impiantabili. 









Ma concentriamoci sui dispositivi più venduti e diffusi, sicuramente quelli indossabili al polso, ovvero smartwatches, fitbands, fitness trackers ecc…Nel 2016 sono stati venduti circa 101 milioni di dispositivi al mondo, che sono diventati 122 milioni nel 2018 e si stima un ulteriore aumento del 50% nel 2022.





Si tratta di numeri che fanno girare la testa ma molto realistici calcolando che gran parte della popolazione cosiddetta ‘informatizzata’ in Italia ne possiede uno (in totale il 15% degli italiani). 
Sono strumenti che spesso regaliamo per Natale, che acquistiamo per praticare meglio uno sport o dimagrire, che doniamo alla nonna per impostare degli allarmi per orari di medicine o per parametri vitali rilevati come rischiosi. Più spesso di quanto si creda queste tecnologie non sono sfruttate al meglio e la popolazione non è in grado di saper leggere con criterio la miriade di dati che viene fornita. Tuttavia la curiosità e l’interesse verso questi strumenti sono altissimi. Perché?





I wearable devices sono in grado di rilevare i passi, i bpm, la qualità del sonno, il tipo di movimento, in molti, e sempre più numerosi casi la pressione, la saturazione, la glicemia, la biomeccanica di un gesto atletico. La durata delle batterie, problema non irrilevante dei primi dispositivi,  è sempre maggiore e questo incentiva all’utilizzo costante. Indirettamente quindi sotto una guida esperta si può davvero fare la differenza su aspetti come salute, stress, prestazione.







Per questo motivo sono molteplici i settori interessati a queste tecnologie e ognuno sta facendo ricerca per arrivare prima possibile ad un utilizzo su larghissima scala:


- MEDICO: immaginate come preistoria le infinite code dal medico di base, poiché specialmente la popolazione ipocondriaca over 70 grazie a questi dispositivi potrà avvisare in automatico il medico al primo problema senza bisogno di fare faticosi spostamenti (con evidente vantaggio sulla, quando veramente necessaria, tempestività del trattamento); immaginate i post degenza ridotti in ospedali e cliniche con proseguimento del monitoraggio a casa. Infine, forse più importante di tutto, immaginate il potere di prevenzione su problematiche dovute a malattie croniche (40% popolazione) e stili di vita scorretti (70% popolazione), una vera piaga per la sanità mondiale, per la gestione ma soprattutto per i costi
- SPORT: qui c’è poco da immaginare, o meglio si andrà ancora oltre. Il settore sportivo è stato il primo a introdurre strumenti di monitoraggio indossabile su larga scala; i risultati sulla prestazione e sulla prevenzione da infortuni sono incredibili
- CORPORATE WELLNESS: immaginando che siano le aziende a prendersi seriamente cura dei propri dipendenti, si apre uno scenario di larghissima scala che se ben gestito potrà dare incredibili vantaggi su stress management, riduzione della mutua e costi sanitari dovuti a problematiche lavoro-correlato, socializzazione, produttività e rendimento finali
- ASSICURAZIONI: già da anni alla ricerca del format perfetto in questo campo per ridurre i premi delle polizze vita e offrire più garanzie
- SICUREZZA: già utilizzati in ambito militare per combattere terrorismo, in polizia per trovare più velocemente criminali (riconoscimento facciale automatico ecc…), ma attualmente ancora troppo costosi e ingombranti


Ecco spiegato l’interesse dei singoli cittadini, nonché di regioni, stati e aziende verso queste tecnologie. Possiamo anche stimarlo maggiore in un futuro in cui tutti questi settore saranno interconnessi, creando un ecosistema in cui oltre alle funzionalità di cui sopra, grazie ad un dispositivo si potrà (e già si può), pagare al supermercato, trovare parcheggio, operare un paziente, prenotare una visita, pagare le tasse. Insomma si prospetta un futuro in cui queste tecnologie mininvasive possano affiancare sempre più se non sostituire, strumenti più ingombranti come lo smartphone o il tablet.
Proprio a questo cambio generazionale si deve l’attuale (ultimi mesi) riduzione di vendite nei paesi che per primi hanno introdotto queste tecnologie (STATI UNITI – CINA): i produttori stanno annunciando un netto passaggio da ‘feedback descrittivi’ a ‘diagnosi’ sui loro prodotti. In Italia e in tutto il resto del mondo invece, dove queste tecnologie sono arrivate leggermente più tardi, il boom sembra non avere rallentamenti e probabilmente non ne avrà al cambiamento generazionale.


Per queste ragioni crediamo che coloro che avranno fin da ora creato una infrastruttura, fatto ricerca, raggiunto un buon livello di know how, e fatto la adeguata comunicazione all’interno del proprio settore, farà la differenza nel prossimo futuro.


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I wearable devices, ovvero i dispositivi indossabili, sono sempre più diffusi, e ci danno indicazioni sempre più importanti e precise sullo stato di salute e sulla prestazioni, ci facilitano la vita permettendoci di svolgere azioni più velocemente e ci educano sempre più verso stili di vita più sani…ma le applicazioni future di queste tecnologie saranno molte di più.











Tra i wearables si annoverano le ultime tecnologie indossabili sulla orecchie, occhi (testa in genere), torso, braccia, polso, gambe e piedi, fino ad arrivare alle ultime sperimentazioni su tecnologie impiantabili. 









Ma concentriamoci sui dispositivi più venduti e diffusi, sicuramente quelli indossabili al polso, ovvero smartwatches, fitbands, fitness trackers ecc…Nel 2016 sono stati venduti circa 101 milioni di dispositivi al mondo, che sono diventati 122 milioni nel 2018 e si stima un ulteriore aumento del 50% nel 2022.





Si tratta di numeri che fanno girare la testa ma molto realistici calcolando che gran parte della popolazione cosiddetta ‘informatizzata’ in Italia ne possiede uno (in totale il 15% degli italiani). 
Sono strumenti che spesso regaliamo per Natale, che acquistiamo per praticare meglio uno sport o dimagrire, che doniamo alla nonna per impostare degli allarmi per orari di medicine o per parametri vitali rilevati come rischiosi. Più spesso di quanto si creda queste tecnologie non sono sfruttate al meglio e la popolazione non è in grado di saper leggere con criterio la miriade di dati che viene fornita. Tuttavia la curiosità e l’interesse verso questi strumenti sono altissimi. Perché?





I wearable devices sono in grado di rilevare i passi, i bpm, la qualità del sonno, il tipo di movimento, in molti, e sempre più numerosi casi la pressione, la saturazione, la glicemia, la biomeccanica di un gesto atletico. La durata delle batterie, problema non irrilevante dei primi dispositivi,  è sempre maggiore e questo incentiva all’utilizzo costante. Indirettamente quindi sotto una guida esperta si può davvero fare la differenza su aspetti come salute, stress, prestazione.







Per questo motivo sono molteplici i settori interessati a queste tecnologie e ognuno sta facendo ricerca per arrivare prima possibile ad un utilizzo su larghissima scala:


- MEDICO: immaginate come preistoria le infinite code dal medico di base, poiché specialmente la popolazione ipocondriaca over 70 grazie a questi dispositivi potrà avvisare in automatico il medico al primo problema senza bisogno di fare faticosi spostamenti (con evidente vantaggio sulla, quando veramente necessaria, tempestività del trattamento); immaginate i post degenza ridotti in ospedali e cliniche con proseguimento del monitoraggio a casa. Infine, forse più importante di tutto, immaginate il potere di prevenzione su problematiche dovute a malattie croniche (40% popolazione) e stili di vita scorretti (70% popolazione), una vera piaga per la sanità mondiale, per la gestione ma soprattutto per i costi
- SPORT: qui c’è poco da immaginare, o meglio si andrà ancora oltre. Il settore sportivo è stato il primo a introdurre strumenti di monitoraggio indossabile su larga scala; i risultati sulla prestazione e sulla prevenzione da infortuni sono incredibili
- CORPORATE WELLNESS: immaginando che siano le aziende a prendersi seriamente cura dei propri dipendenti, si apre uno scenario di larghissima scala che se ben gestito potrà dare incredibili vantaggi su stress management, riduzione della mutua e costi sanitari dovuti a problematiche lavoro-correlato, socializzazione, produttività e rendimento finali
- ASSICURAZIONI: già da anni alla ricerca del format perfetto in questo campo per ridurre i premi delle polizze vita e offrire più garanzie
- SICUREZZA: già utilizzati in ambito militare per combattere terrorismo, in polizia per trovare più velocemente criminali (riconoscimento facciale automatico ecc…), ma attualmente ancora troppo costosi e ingombranti


Ecco spiegato l’interesse dei singoli cittadini, nonché di regioni, stati e aziende verso queste tecnologie. Possiamo anche stimarlo maggiore in un futuro in cui tutti questi settore saranno interconnessi, creando un ecosistema in cui oltre alle funzionalità di cui sopra, grazie ad un dispositivo si potrà (e già si può), pagare al supermercato, trovare parcheggio, operare un paziente, prenotare una visita, pagare le tasse. Insomma si prospetta un futuro in cui queste tecnologie mininvasive possano affiancare sempre più se non sostituire, strumenti più ingombranti come lo smartphone o il tablet.
Proprio a questo cambio generazionale si deve l’attuale (ultimi mesi) riduzione di vendite nei paesi che per primi hanno introdotto queste tecnologie (STATI UNITI – CINA): i produttori stanno annunciando un netto passaggio da ‘feedback descrittivi’ a ‘diagnosi’ sui loro prodotti. In Italia e in tutto il resto del mondo invece, dove queste tecnologie sono arrivate leggermente più tardi, il boom sembra non avere rallentamenti e probabilmente non ne avrà al cambiamento generazionale.


Per queste ragioni crediamo che coloro che avranno fin da ora creato una infrastruttura, fatto ricerca, raggiunto un buon livello di know how, e fatto la adeguata comunicazione all’interno del proprio settore, farà la differenza nel prossimo futuro.


Federico Frulloni
(11/09/2019)
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