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La salute sul posto di lavoro

Una fotografia con le possibili soluzioni

Secondo i dati Istat i lavoratori italiani che ogni anno subiscono un infortunio lavoro correlato sono circa 1 milione, nello specifico di questi circa il 70% sul posto di lavoro, il restante 30% nel tragitto casa-lavoro
Circa un quarto degli infortunati è stato assente per un periodo compreso fra 4 giorni e le due settimane, il 20,8% ha avuto ripercussioni per un periodo più considerevole compreso fra 1 e 3 mesi, il 12,9% ha subito infortuni di lieve entità, che non hanno comportato giorni di assenza ed infine , l’1,5% degli infortunati non è più stato in grado di riprendere l’attività lavorativa a causa dell’infortunio.





Molti ma molti di più invece sono gli italiani che riferiscono fastidi, dolori, disagi lavoro-correlati e sono proprio questi la vera piaga per aziende e sanità in termini di costi.
Ben il 76.6% dei lavoratori infatti percepisce la presenza di almeno un fattore di rischio per la salute, fisica o psicologica, sui luoghi di lavoro.
Il 59% di quanti soffrono di problemi di salute lamenta un problema osseo, articolare o muscolare; nello specifico i lavoratori segnalano principalmente problemi a carico del rachide (29,5%), degli arti superiori (18,7%) e di quelli inferiori (10,8%).






Problemi di natura psicologica come lo stress, la depressione e l’ansia sono avvertiti dall’11,9% di quanti soffrono di problemi di salute, il 7,9% soffre di problemi respiratori, il 5,0% di problemi cardiovascolari, il 4,5% di disturbi dell’udito ed il 2,9% di problemi della vista.
Problemi diversi da quelli già elencati, come quelli legati allo stomaco, alla testa, alla cute o alle infezioni coinvolgono il restante 8,7%.







In generale sembrano essere gli uomini i più colpiti dai problemi lavoro-correlati ma delle patologie e dolori del rachide, i più diffusi in assoluto, sembrano essere le donne a soffrirne di più, probabilmente a causa delle gravidanze, e gli stranieri che svolgono i lavori più fisici.


Problemi per le aziende – costi per la sanità


Per le imprese gli effetti negativi possono essere una scarsa redditività complessiva, un maggiore assenteismo, il presenteismo (le persone continuano ad andare a lavorare quando sono malate e non possono essere efficienti) e un aumento dei tassi di incidenti e infortuni. Le assenze dovute a stress tendono ad essere più lunghe di quelle dovute ad altre cause e sempre lo stress può contribuire ad aumentare i tassi di prepensionamento. I costi per le imprese e la società sono considerevoli e vengono valutati in miliardi di euro a livello nazionale.







Soluzioni


Nonostante una intera comunità di personal trainers, osteopati, fisioterapisti, medici, nutrizionisti, psicologi ecc…da tempo sta facendo una corretta azione di diffusione di una cultura del benessere nel privato, questo approccio sembra non essere sufficiente per motivi di costi, di motivazione, di mancanza di interconnessione alla vita lavorativa o di approcci multidisciplinari.
La vera svolta sarà permettere alle aziende di potersi prendere cura della salute fisica e psicologica dei propri dipendenti senza eccessivi costi. Le ultime direttive europee e italiane fortunatamente stanno andando in questa direzione, con una forte detassazione e detraibilità, quando non addirittura finanziamenti a fondo perduto,  dei programmi di corporate wellness e dei benefits, all’interno dei quali  possono essere annoverati esami diagnostici, palestre aziendali, personal trainers, massaggi, visite nutrizionistiche e osteopatiche, gruppi sportivi ecc…
Gli ultimi passi per rendere efficaci questi programmi sono migliorare l’usabilità dei progetti (user friendly), favorire l’interconnessione tra le aree di intervento, utilizzare la tecnologia per migliorare il monitoraggio e abbassare i costi, migliorare la comunicazione intra-aziendale e fare si che le stesse aziende di riferimento nei vari settori siano in grado in futuro di contagiare le concorrenti.


Vi lascio con una simpatica diapositiva relativa alla salute e sicurezza nei posti di lavoro, tratta dalla pagina fb 'il muratore imbruttito'. Buon lavoro e al prossimo articolo!





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Secondo i dati Istat i lavoratori italiani che ogni anno subiscono un infortunio lavoro correlato sono circa 1 milione, nello specifico di questi circa il 70% sul posto di lavoro, il restante 30% nel tragitto casa-lavoro
Circa un quarto degli infortunati è stato assente per un periodo compreso fra 4 giorni e le due settimane, il 20,8% ha avuto ripercussioni per un periodo più considerevole compreso fra 1 e 3 mesi, il 12,9% ha subito infortuni di lieve entità, che non hanno comportato giorni di assenza ed infine , l’1,5% degli infortunati non è più stato in grado di riprendere l’attività lavorativa a causa dell’infortunio.





Molti ma molti di più invece sono gli italiani che riferiscono fastidi, dolori, disagi lavoro-correlati e sono proprio questi la vera piaga per aziende e sanità in termini di costi.
Ben il 76.6% dei lavoratori infatti percepisce la presenza di almeno un fattore di rischio per la salute, fisica o psicologica, sui luoghi di lavoro.
Il 59% di quanti soffrono di problemi di salute lamenta un problema osseo, articolare o muscolare; nello specifico i lavoratori segnalano principalmente problemi a carico del rachide (29,5%), degli arti superiori (18,7%) e di quelli inferiori (10,8%).






Problemi di natura psicologica come lo stress, la depressione e l’ansia sono avvertiti dall’11,9% di quanti soffrono di problemi di salute, il 7,9% soffre di problemi respiratori, il 5,0% di problemi cardiovascolari, il 4,5% di disturbi dell’udito ed il 2,9% di problemi della vista.
Problemi diversi da quelli già elencati, come quelli legati allo stomaco, alla testa, alla cute o alle infezioni coinvolgono il restante 8,7%.







In generale sembrano essere gli uomini i più colpiti dai problemi lavoro-correlati ma delle patologie e dolori del rachide, i più diffusi in assoluto, sembrano essere le donne a soffrirne di più, probabilmente a causa delle gravidanze, e gli stranieri che svolgono i lavori più fisici.


Problemi per le aziende – costi per la sanità


Per le imprese gli effetti negativi possono essere una scarsa redditività complessiva, un maggiore assenteismo, il presenteismo (le persone continuano ad andare a lavorare quando sono malate e non possono essere efficienti) e un aumento dei tassi di incidenti e infortuni. Le assenze dovute a stress tendono ad essere più lunghe di quelle dovute ad altre cause e sempre lo stress può contribuire ad aumentare i tassi di prepensionamento. I costi per le imprese e la società sono considerevoli e vengono valutati in miliardi di euro a livello nazionale.







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Nonostante una intera comunità di personal trainers, osteopati, fisioterapisti, medici, nutrizionisti, psicologi ecc…da tempo sta facendo una corretta azione di diffusione di una cultura del benessere nel privato, questo approccio sembra non essere sufficiente per motivi di costi, di motivazione, di mancanza di interconnessione alla vita lavorativa o di approcci multidisciplinari.
La vera svolta sarà permettere alle aziende di potersi prendere cura della salute fisica e psicologica dei propri dipendenti senza eccessivi costi. Le ultime direttive europee e italiane fortunatamente stanno andando in questa direzione, con una forte detassazione e detraibilità, quando non addirittura finanziamenti a fondo perduto,  dei programmi di corporate wellness e dei benefits, all’interno dei quali  possono essere annoverati esami diagnostici, palestre aziendali, personal trainers, massaggi, visite nutrizionistiche e osteopatiche, gruppi sportivi ecc…
Gli ultimi passi per rendere efficaci questi programmi sono migliorare l’usabilità dei progetti (user friendly), favorire l’interconnessione tra le aree di intervento, utilizzare la tecnologia per migliorare il monitoraggio e abbassare i costi, migliorare la comunicazione intra-aziendale e fare si che le stesse aziende di riferimento nei vari settori siano in grado in futuro di contagiare le concorrenti.


Vi lascio con una simpatica diapositiva relativa alla salute e sicurezza nei posti di lavoro, tratta dalla pagina fb 'il muratore imbruttito'. Buon lavoro e al prossimo articolo!





Federico Frulloni
(18/09/2019)
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